Si riparte... con qualche risentimento

Lo so, è precoce dirlo ma se non ne parlo qui non ho nessun altro luogo o persona a cui dirlo. Sto ripartendo, lentamente, con i ritmi che la mia situazione mi può permettere, piano a piano gli ingranaggi stanno ripartendo, sopratutto nella mia testa. In questo periodo mi sono sentita impazzire, sicuramente avrei finito per dare davvero di matto. Su Facebook metà dei miei contatti hanno cominciato a scrivere (di recente o da una annetto a questa parte) e a pubblicare libri su Amazon manco se fossero Dante Alighieri, mentre l'altra metà disegna e pubblica manga con le nuove case editrici, ogni giorno ne esce uno nuovo, come funghi in autunno e lo ammetto, la rabbia e la frustrazione dentro di me stavano alquanto crescendo. Si, sono terribilmente invidiosa, ma non del "successo" che potrebbero avere o che stanno avendo (in fin dei conti il successo non lo determina un post o una pubblicità su un social network), ma invidio la possibilità, l'occasione che si stanno concedendo!


Nonostante abbia 28 anni mi sono resa conto di scrivere praticamente da diciotto fottuti anni! Sono anche stata una dei primi 100 autori che si autopubblicava su kdp quando tempo fa aprì le porte all'Italia ma nonostante tutto non ho mai avuto non mi sono mai concessa una reale e seria occasione per dedicarmi ai miei libri. Quando ero ragazzina sono sempre stata frenata dai miei genitori, mia madre tentava di inculcarmi a forza la mentalità da "lavoro fisso", che la creatività è qualcosa che devi rinchiudere in un cassetto da riaprire alla pensione, mio padre invece, per quanto le sue premesse di sostenermi nelle mie scelte era sempre presente, ha sempre considerato la mia passione per la scrittura il mio modo di evadere, allontanarmi e scappare dai problemi e dalle difficoltà della (dura) realtà e che, di conseguenza, era qualcosa che mi facesse male.


Ho iniziato a scrivere a dieci anni, lo so perché il file del mio libro "serio" è datato 2000, ho iniziato prima immaginando e riportando sul diario segreto una storia che inventavo e rielaboravo a letto prima di addormentarmi, successivamente, alle scuole elementari, vinsi un premio speciale, fuori gara, per una storiella presentata ad un concorso sull'ecologia poi, alla medie, mi cimentai nella realizzazione di un copione per un film da registrare in classe da presentare a Ciak Junior. Copione che ebbe molto successo tra le mie amiche, anche quelle che non volevano recitare e, cosa che mi rese davvero orgogliosa, il professore responsabile del progetto rimase sbalordito dal mio testo. Poco dopo il film non si girò ma io ormai ero andata, avevo finalmente trovato qualcosa mi aveva fatto apprezzare dalle persone che mi circondavano. Prima di allora era la bambina cicciona e silenziosa, che abitava più lontano di tutti, non ho mai capito se era davvero una questione di distanza tra di noi o per il fatto che io sotto sotto ero diversa da loro il motivo per cui mi hanno sempre snobbato e isolato ma, per la prima volta, mi avevano accettato e mi sentivo ben voluta.


Tutti avevano una caratteristica, una materia o uno sport in cui erano più bravi ma io no. Non avevo ancora capito in cosa ero brava, ma finalmente ebbi l'illuminazione. Se inizialmente scrivevo per una questione di sfogare i miei sentimenti, prima su un diario e poi immaginando e scrivendo una vita che non avevo, da quel momento, anche se non lo avevo compreso consciamente, ho continuato a scrivere per poter avere il mio posto nel mondo.

 Copertina del fumetto tratto dal primo libro che tentai di realizzare con una ragazza che mi seguiva, partecipammo anche a Lucca ComicsLasciai perdere la storia del copione e incominciai subito a scrivere "Tra le nebbie del mio passato" che sebbene partisse da spunti reali non ero più io che fantasticavo su una vita che non potevo avere, ma all'epoca non avevo nè la forza nè la testa di capire questa cosa, e ho sempre dato peso alle parole di mio padre che anche se mi piaceva e mi faceva sentire bene scrivere, era deleterio per la mia persona perchè non mi permetteva di essere una "persona reale" nella "vita reale". Sebbene quelle parole pesavano molto su di me ho continuato a scrivere, a scuola, sul pullman, di notte, su qualsiasi superficie e pezzo di carta mi capitasse a tiro e, poco dopo, nacque "Investita da un angelo".

Cercavo di crescere come persona nella società, ma non era il semplice, il passaggio alla scuola superiore non è stato uno dei migliori visto che la mia forma fisica continuava a peggiorare, che ero sempre più timida, non conformista e non riuscivo ad incontrare nessuno che avesse gusti simili ai miei. Probabilmente è stato in questo momento della mia vita che la mia capacità di inventare storie è diventato il mio rifugio, però forse è stato un bene. Tutte le difficoltà che ho affrontato da quel momento in poi sono davvero sembrate più leggere e distanti, e mi ha aiutato a metabolizzarle.


Alla fine del quinto superiore, invece che studiare xD, avevo dato il via alle avventure di Faith (che poi si è rivelato essere, per vari motivi di tempo e complessità, il mio progetto più duraturo, a cui attualmente ancora lavoro) ma subito dopo entrai ad infermieristica e, sebbene mi apprestavo ad affrontare un nuovo percorso scolastico, non ho potuto abbandonare la nuova strada che avevo intrapreso insieme ai miei nuovi "amici". Dopo aver visto che i miei compagni di università non erano sulla mia stessa lunghezza d'onda, mi sono ributtata a capofitto nella scrittura. Capitava di pensare a scene o idee geniali in reparto all'ospedale e, nei momenti morti, scrivevo gli schemi delle storie come un fiume, in attesa di riuscire a svilupparli nel mio inesistente tempo libero. Contemporaneamente trovai amazon kdp e, tra un esame e l'altro, iniziai la mia promozione tramite ebook.
Se solo avessi avuto più forza d'animo, se solo avessi dato più retta a me stessa che seguire i malumori dei miei genitori... le vendite andavano bene all'epoca, con la testa di oggi penso che se avessi insistito sarebbero andate anche meglio. All'inizio il mercato dell'ebook era flebile ma in continuo aumento quindi se andavano bene così (senza correzioni, senza impegno nel pubblicizzarlo e/o costanza nello scrivere, senza aver mai approfondito gli studi nel campo) figurati se fossi stata costante.

Interruppi tutte le pubblicazioni proprio perché le cose stavano diventando più serie, sempre più persone si approcciavano all'ebook e cominciavano ad arrivare recensioni di persone che se ne intendevano, lettori scavati, e i miei elaborati non poteva reggere il confronto. Sapevo benissimo che avevano bisogno di una revisione per poter essere dati in pasto alla pubblica opinione, e non ero pronta a rendermi uno zimbello sopratutto perché non era il mio massimo, non ero riuscita a dare il mio massimo e non volevo essere giudicata per qualcosa che sapevo di poter fare meglio e così cancellai tutti i miei libri da Amazon e lo abbandonai... a pensarci bene la strada era segnata, non sarei mai riuscita a resistere e combattere. La prigionia e la sottomissione della mia mente non mi avrebbe mai permesso di fare le scelte giuste e difendere a tutti costi, contro tutte quelle persone da cui cercavo continuamente e disperatamente approvazione e attenzione.

Sono passati altri anni nel frattempo, ho mollato l'università perché, sebbene ero brava a fare l'infermiera, non era la strada che volevo intraprendere, ho conosciuto il mio compagno e con lui ho avuto una bambina. Ho davvero sperato di poter riuscire a scrivere con una bambina, scriverò quando dorme, mi dicevo, ma come avevo previsto la realtà era diversa e così a distanza di quindici anni decisi di mollare anche di scrivere per me stessa.

Visto che fino a quel momento non mi aveva portato da nessuna parte, che addirittura faceva male per alla mia crescita come persona, ho riposto la penna (in tutti i sensi) ma è durato davvero poco. Certo, so di averne bisogno, che non scrivere mi rende irascibile e un vulcano sopito di emozioni (perchè non ho ancora imparato a gestire ed esprimere normalmente i miei stati d'animo) ma sono fermamente convinta, dopo tutto quello che mi è successo, che se mi impegno mi porterà lontano!

In questi anni in cui ho nascosto la mia passione, ma contemporaneamente ne cercavo l'accettazione da parte dei miei genitori (ho tentato anche di far leggere qualcosa ai miei genitori, ma senza risultati), sono riuscita ad avere piccole soddisfazioni dal "mondo esterno", anche in quello "reale", quindi non oso immaginare cosa potrebbe succedere se esprimo la mia capacità senza paura. Sono arrivata ad un livello di esasperazione tale che non mi importa davvero più nulla di chi si lamenta di me e di quello che faccio. Che si fo***ssero loro e i le loro idee del c***o.

Ho rimandato a troppo questo momento, è da troppo che mi reprimo e che non penso a me stessa.

Adesso sono davvero stanca, sebbene ho paura, non vedo l'ora che il cambiamento arrivi!

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